LA TORRETTA
CENTRO AGRITURISTICO SPORTIVO
Nella verde campagna di Pavia, tra ampie distese e belle viti si trova una costruzione chiamata “La Torretta”, dove noi della 5° siamo andati in gita per due giorni.
Durante la permanenza al centro, dopo la visita alla Certosa di Pavia, abbiamo potuto svolgere alcune attività sportive come il calcio, il tennis, l’equitazione e un’attività “rurale”: abbiamo fatto la pizza, cotta poi nel forno a legna; mentre impastavamo è stato un gran divertimento perché con la farina ci sporcavamo il viso e giocavamo a fare gli indiani! Dopo aver cotto la pizza, abbiamo fatto una grande mangiata!
L’ attività che ha colpito maggiormente tutti è stata l’equitazione: tra noi ne abbiamo parlato per giorni… salire a cavallo è stata una gioia immensa, all’ inizio avevamo un po’ paura, ma poi ci siamo lasciati andare ed è stato un divertimento! I cavalli erano buoni e forse avevano più paura loro di noi!
Non c’erano solo i cavalli al centro, ma anche gli asini, una mucca e un vitellino di pochi giorni. L’attività della mungitura, infatti, benché fosse prevista, non abbiamo potuto realizzarla perché la mamma mucca doveva tenere il latte per il suo vitellino.
Alla sera siamo andati in discoteca (una sala adibita per l’occasione ): le ragazze si sono truccate e alcune si sono messe la minigonna, i ragazzi invece si sono fatti le creste con tantissimo gel e si sono vestiti, anche loro, molto alla moda. Prima di ballare abbiamo fatto dei giochi e subito dopo ci siamo scatenati tutti, tranne alcuni nostri compagni che facevano finta di dormire!
Dopo la discoteca siamo andati a nanna, ma prima di andare a letto, i maschi hanno fatto il pigiama-party, mentre le femmine si sono riunite a gruppi nelle stanze per chiacchierare e … RIDERE e SCHERZARE.
Che giornata, questa gita la ricorderemo tutti per sempre!
CERTOSA DI PAVIA
La nostra prima tappa della gita è stata la Certosa di Pavia.
Varcata la soglia del cancello ci siamo stupiti per la grandezza e la bellezza del monastero.
La spiegazione del certosino è stata molto utile per l’ arricchimento delle nostre conoscenze culturali.
La Certosa è ricca di decorazioni e dipinti di santi, di vari pittori.
Abbiamo visto due tombe: una di Ludovico Il Moro e Beatrice d’Este scolpita da Cristoforo Solari, la seconda è di Galeazzo Visconti che finanziò la costruzione del monastero.
Dentro alla Certosa sono racchiusi grandi tesori tra cui il Trittico d’avorio il quale nel passato è stato rubato.
La vita dei certosini era molto intensa e laboriosa: alla notte si svegliavano per pregare, dopo aver dormito quattro ore, mangiavano solo cibi poveri e non potevano mai parlarsi.
Le loro abitazioni, molto semplici, erano chiamate celle; a fianco della porta era situata una ruota dove facevano passare il cibo.
Avevano anche un orticello in cui potevano coltivare ciò che desideravano.
La cella era dotata di un secondo piano con un balconcino molto piccolo, all’interno si trovava la sala dove mangiavano e dove era situato il camino, possiamo dire che l’arredamento casalingo era molto povero: il minimo indispensabile.
Un certosino di solito poteva parlare con un altro frate solo una volta al mese e quando questo avveniva l’unica frase che ripetevano era:
- Ricordati che devi morire.
Un’altra cosa che abbiamo saputo è che nel giorno di Pasqua, oltre a digiunare, i certosini si flagellavano nelle loro celle per offrire le loro sofferenze a Dio.
Siamo rimasti colpiti dal modo di vivere di questi religiosi sicuramente erano sostenuti da una grande fede.
Ultima tappa della nostra gita: Grazzano Visconti (Piacenza)
Superstizioni, leggende e un po’ di storia del borgo
Agli inizi del 1900, Giuseppe Visconti ideò e realizzò l’intero villaggio al punto da far sorgere in poco tempo un borgo del passato. Infatti un centro abitato esisteva già nel 300, il nome Grazzano deriverebbe da un tale “Graccus Graccianum”, proprietario in quegli anni lontani di terre, in questa località.
Fu nel 1400 che Gian Galeazzo Visconti diede il permesso di costruire il castello, e il borgo sorse poco dopo. Questa importante famiglia piacentina è da sempre la proprietaria del villaggio medievale.
Nel borgo, vivono circa 180 abitanti. Lo stemma di Grazzano Visconti è un serpente, in onore di un Visconti che vinse una battaglia contro il capo dell’esercito Saraceno.
Un tempo la gente era molto superstiziosa, infatti si credeva che una cornacchia, morta, posta sulle porte delle case, scoraggiasse e allontanasse le forze maligne e il malocchio. Si credeva anche che stare sdraiati fosse una posizione che si assumesse solo all’interno della bara e per questo dormivano seduti.
Ogni borgo ha una propria leggenda e Grazzano Visconti ne ha una: si dice che Aloisa (fantasma del borgo vissuto molto tempo fa) fosse una donna grossa, grassa e brutta; questa sfortunata dama ebbe una grande delusione amorosa e morì di disperazione; si narra che chi abbia un amore non corrisposto e lasci un oggetto molto personale davanti alla statua di Aloisa, questa aiuterà l’innamorato.
La visita al borgo medievale, per noi della classe 5, è stato un momento interessante, soprattutto grazie a una guida turistica, abbiamo potuto conoscere nuovi aspetti della vita di quel tempo.
Oggi però le botteghe degli artigiani, ovviamente, non ci sono più, al loro posto ci sono bellissimi negozietti dove si possono comprare molti ricordini: archi, penne, oggetti antichi, libri e tantissime altre cose…e qui tutti i bambini si sono divertiti un sacco negli acquisti: c’era l’imbarazzo della scelta! Che bello poi sul pullman: ognuno ha mostrato ciò che aveva acquistato…che bei ricordi…