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INCONTRO DEL 25 OTTOBRE

Oggetto: COME RENDERE I BAMBINI SERENAMENTE AUTONOMI

Incontro per genitori tenuto dalla Dott.ssa Sabrina Farci (psicologa)

“Mamma, voglio il ciuccio, ….”
“Vengo nel lettone con voi, …”
“Il bambino non vuole abbandonare il pannolino, …”
“Mamma sono stanco, (perciò vuole stare in braccio, il passeggino.. ”
“Mamma sei cattiva, …”!
E’ UN CAPRICCIO O E’ UN BISOGNO?

 1. Quando al bambino si chiedono delle azioni che possono determinare frustrazioni, si fanno delle richieste tipo togliere il ciuccio, il biberon, il pannolino, non venire nel lettone, etc., si vuole svezzare il bambino in tutti i sensi, compito maggiormente gravoso, soprattutto per le mamme. In queste situazioni è legittimo che sorga il dubbio: sono oggetti che il bambino ancora vuole, ma è ancora un bisogno o è un capriccio? E’ giusto ancora lasciarglielo o no? E’ questo oggetto che vuole o è la vicinanza della mamma? O è un atteggiamento un po’ tirannico del bambino che vuole mettere in scacco i genitori? E’ difficile capire quando dire sì e quando dire no!

2. Occorre capire quali sono i meccanismi che generano queste reazioni. E per noi genitori è difficile tollerare quello che si genera emotivamente dentro di noi. Per cui piuttosto che vivere sensi di colpa, sensi di inadeguatezza o di impotenza, il genitore dà al bambino quello che chiede, piuttosto che vederlo piangere, buttarsi per terra, urlare, … Meglio dargli quello che vuole, che vederlo reagire così! La ricetta precisa su come intervenire non c’è, però si tentare di capirne le motivazioni.
A volte quella reazione è dovuta ad uno sviluppo più lento rispetto ad altri bambini, (es. per i bambini nati prematuramente), per cui quella espressione o reazione è ancora un bisogno, oppure è qualcos’altro che noi chiamiamo capriccio: ossia funzionale al bambino per ottenere quella cosa.
I bambini hanno bisogno di essere al centro dell’attenzione. Alcuni bambini hanno un senso di onnipotenza che va modulata, perché questi meccanismi, crescendo (nella primaria, superiori, adolescenza, ..), li fan diventare i tiranni dei loro genitori, con atteggiamenti che da grandi diventano sempre più difficili da gestire. Tali atteggiamenti causano delle relazioni disturbate tra madre, padre e figli, dove il genitore sta male e il figlio peggio.

Vanno quindi modulati avendo la forza di dire anche dei “no”.

3. I bambini spesso sono tenuti a casa in nicchie di cristallo, si vuole che il bambino non soffra. Però è solo questione di tempo, prima o poi incontrerà delle frustrazioni. Se il bambino cresce in una campana di vetro, questo si ritorce a suo danno. Le frustrazioni ci sono già alla Scuola dell’infanzia, a 3 anni: il bambino si scontra con le regole minime che consentono una convivenza civile. L’incontro con le regole e le frustrazioni esiste e tanto più il bambino cresce, tanto più diventano grandi. E’ meglio prepararli prima, in un ambiente protettivo come la famiglia, l’ambiente domestico, dove il genitore è il riferimento primo per il bambino e dove il bambino può modulare le sue reazioni.

4. Dopo questa premessa la relatrice ha dato ai genitori un compito da svolgere:

scrivete brevemente su un foglietto un episodio accaduto a casa, una situazione concreta vissuta con il bambino, dove voi genitori avete dato una regola o una frustrazione e descrivere brevemente:

  • Come ha reagito il bambino alla regola o frustrazione data
  • Come avete reagito voi alla reazione del bambino
  • Come vi siete sentiti voi dopo la reazione del bambino.

In seguito i genitori, con molto interesse e entusiasmo, hanno letto o descritto le situazioni concrete e problematiche vissute con i loro figli ….



5. Alcune risposte della Dott. Sabrina Farci:
Per chi ha più figli: (2, 3, 4 ) “ Ma io sono sempre la stessa, ho educato tutti allo stesso modo, per uno questo funziona, per l’altro no, …”
Bisogna tener presenti 2 fattori:
Il contesto famigliare non è sempre lo stesso, il rapporto di coppia cambia col tempo, anche se non necessariamente in peggio. Dividere la mamma con uno, due, tre fratelli non è come avere la mamma tutta per sé. Anche se il tempo è poco, il figlio unico ce l’ha tutta per lui.
I bambini sono diversi, sono differenti anche tra fratelli. Ci sono neonati che si contengono facilmente, altri che nascono con esigenze più forti, più attivi, ..
Alcuni metodi funzionano con uno e non funzionano con altri.
I bambini usano modalità diverse per essere visti. Proviamo a verificare alcuni esempi e riflettiamo sugli atteggiamenti corretti:
“Il bambino urla, batte la testa, si butta per terra..” - E’ una percezione disperata; i bambini vogliono proprio farci spaventare, “se non faccio così voglio proprio vedere se non ti attivi, se non cedi, se non mi dai .., se non mi concedi ..!” “Mamma, mi lasci di nuovo da solo!”
Ragionamento molto logico, ma che hanno proprio solo l’obiettivo di andare a toccare il lato debole e più sensibile della mamma per farla sentire in colpa (Mamma che lavora, alla sera lo porta ancora dai nonni, anche se sa che sta bene!)
Sotto sotto, c’è un bisogno vero di stare con la mamma, ma anche un meccanismo di messa alla prova. Assecondare fa tranquillizzare il bambino, ma certe volte a certe richieste non si può proprio dire di si (si va al lavoro lo stesso, c’è la cena da preparare … ); e allora si tollera il senso di colpa. Il problema non è tanto cedere o non cedere, ma è questione di parlare delle emozioni del bambino.
La mamma può dire: “mi dispiace che tu non puoi stare con la mamma, ma …”, “mi dispiace, tu vuoi essere presa in braccio, ma la mamma in questo momento non può proprio, deve preparare la cena, ..”

Il bambino da un lato sente di essere compreso
: questa cosa la vuoi, ne hai proprio bisogno, il suo dispiacere è riconosciuto, ma la mamma non mi prende in braccio, non perché non vuole, ma perché non può; deve fare la cena. Il “non si può fare” viene abbinata a una comprensione motivata della mamma.

“Il bambino che ha delle reazioni forti di rabbia: con la rabbia dice la sua fatica a tollerare quel no” (no TV, ieri era un’eccezione, oggi ritorna la regola). “Hai ragione di essere arrabbiato, però questa sera non è più l’eccezione”; va spiegato che la regola torna al suo posto. Quella è la regola, e quella regola rimane. Atteggiamento da un lato di comprensione, dall’altra di autorevolezza ferma. Vicini al bambino lo stesso, ma di lì non ci si muove. Se si cede 1 volta, nei giorni seguenti la 2° volta, la 3° volta … ripristinare la regola diventa molto, molto più difficile. Esiste l’atteggiamento tirannico del bambino! Il bambino mette alla prova il genitore, per vedere se tu mamma tolleri quel capriccio. Il meccanismo è tollerare la loro rabbia, ossia che essi hanno il diritto di arrabbiarsi, ma è così lo stesso, la regola non cambia. Il problema non è mettere le regole, ma mantenerle.

Il bambino dice: “Mamma sei cattiva, “Tu non mi vuoi bene, “Mamma vai via .. Alla sera, noi siamo stanchi e il bambino vuole venire nel lettone: “Non faccio niente, … dormo, … non disturbo, …” Il bambino ne approfitta. L’atteggiamento accondiscendente non è quello più risolutivo. E’ più facile all’inizio, ma più difficile da gestire dopo.


“Bambina che dà lo schiaffo alla mamma”, … “Mamma sei cattiva!” (b. anni 3) E’ difficile dire cosa è giusto fare in questi momenti. I bambini tirano fuori anche il peggio di noi. E ogni genitore ha una reazione diversa. Da un lato la bambina è molto arrabbiata, e ha espresso la sua rabbia con lo schiaffo, l’altra bambina che dice “mamma sei cattiva” ha già una espressione più razionale, meno istintiva della prima. I bambini hanno pochi strumenti per dire cosa provano e agiscono di più. E se non riescono ad esprimersi autonomamente dobbiamo esprimere di più noi; dirgli: “Sei molto arrabbiata, però questo non lo devi fare”. “Non ti devi permettere di usare questo modo per …” Dobbiamo far passare il messaggio.
Ma c’è da notare che la modalità di reazione che loro utilizzano a casa, poi la utilizzano anche a scuola con i compagni, con la maestra, con il fratellino più piccolo... “Riconoscere” non vuol dire approvare, con le parole occorre far loro capire che quello che pensano lo possono pensare e lo possono dire, anche se è negativo.
Ad esempio riconoscergli che lei il fratellino non lo voleva: “Mamma, non ti bastavo io?”, vuole dire la bambina!”. “Mi avete fatto un grosso dispetto a darmi il fratellino”; eh, gli ha portato via la mamma! Però il fratellino c’è, e non si porta via!
Per i bambini che hanno più bisogno della mamma si possono organizzare dei momenti solo con loro, mandare il fratellino un pomeriggio dalla nonna e fare qualcosa solo la mamma e lei, lei e i suoi amichetti. Questo la tranquillizza, fa diminuire l’ansia. I bambini ansiosi, anche da adulti sono insicuri, e questo perché da piccoli sono cresciuti:
1° troppo protetti
2° con troppa onnipotenza.

6. La fermezza nel rispetto delle regole e decisioni: Io le do il castigo. La bambina promette. Dopo 2 minuti è come prima.
E’ il problema della modalità dell’interiorizzazione delle regole. Fino ai 4 anni la regola sono i genitori. Solo a 5 anni il bambino inizia a mettere dentro le regole, e nel gioco le distribuisce anche ai compagni (tu fai questo, tu vai li, tu non hai rispettato il turno,..) Prima la regola è rappresentata dai genitori e bisogna ripeterla (3-4 anni). La regola sono io mamma, io papà. Il bambino guarda la mamma e capisce che la regola è così: mezz’ora è mezz’ora!
Il meccanismo regola/trasgressione/castigo/ non è detto che faciliti l’acquisizione delle regole, o per lo meno non è automatico. Bisogna che anche i bambini si sentano in colpa.
Per la bambina che dopo aver dato lo schiaffo alla mamma piange, fa bene. Crea un rimorso, un dispiacere. La volta dopo non lo farà più, o ci penserà. Fa bene piangere, pentirsi: li aiuta a crescere. La punizione ha un senso in quanto il togliere qualcosa al bambino gli crea una situazione di mancanza. La mancanza crea il desiderio di riaverla. Per riaverla il bambino si pente e s’impegna a fare meglio.

7. Senso del rispetto. In passato bastava lo sguardo del papà, l’autoritarismo incuteva rispetto.
Oggi il rafforzo emotivo fa sì che i bambini diventino più forti. Se non si ferma il bambino e lo si lascia fare, il bambino non rispetta i genitori, poi non rispetterà la maestra, il fratellino, ecc. Quello che fa alla mamma lo fa anche al fratellino, alla maestra, ecc.
Interiorizzazione dei ruoli: esempio del lettone dei genitori – il bambino deve abituarsi all’idea di una separazione graduale dai genitori. Il bambino deve tranquillizzarsi che la mamma c’è, viene, la guarda, se piange però non la prende in braccio!
“Voi dormite insieme, io sola!” E’ l’interiorizzazione dei ruoli. Mamma e papà sono mamma e papà e dormono insieme, tu che sei un bambino dormi nel tuo lettino. Perché? Perché è così! Tutti i papà e mamme dormono insieme e tutti i bambini dormono nel loro lettino. Se si cede, dopo è molto difficile rientrare nella norma.


Tutta la Scuola dell’Infanzia S. Teresa


ringrazia di cuore la Dott.ssa Sabrina Farci


per il suo prezioso contributo


a sostegno dei genitori


e per la crescita dei loro e nostri figli.